Il 4 Novembre è il Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate. Lo Stato in tale data ricorda l’Armistizio di Villa Giusti del 1918, quando l’Italia conquistò Trento e Trieste, segnando la fine della Prima Guerra mondiale.Diventò Festa nazionale nell’ottobre 1922, pochi giorni prima della Marcia su Roma. Il fascismo la utilizzò per celebrare la “Vittoria” e per mostrare la sua potenza militare.
Con la Repubblica rimase in vigore ma venne spesso contestata. Dal 1977 è un giorno feriale e la giornata è limitata alla celebrazione delle Forze Armate.Ogni anno si svolge a Roma, ma nel 2023 è stata scelta la Sardegna. A Cagliari presenziano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Senato Ignazio La Russa e il Ministro della Difesa Guido Crosetto.
Siamo sicuri che sia tutto ok? Proviamo a rispondere a qualche dubbio che potresti avere o a qualche domanda che potresti aver sentito fare…
Perchè, cosa c’è scritto nella carta d’identità? Siamo italiani!
Nei tuoi documenti deve essere riportata la tua cittadinanza. La Sardegna fa parte della Repubblica Italiana e quindi sì, siamo cittadini italiani, per ora. La nazionalità però è un concetto diverso, che accomuna le persone che condividono lingua, storia, tradizioni, simboli e posizione geografica, a prescindere dal loro status politico e dal riconoscimento della nazione come Stato sovrano.
Perchè festeggiare il “Giorno dell’Unità nazionale” quando il concetto di “Nazione sarda” è riconosciuto sin dal Medioevo, non si è dissolto nonostante il 1720 (passaggio ai Savoia), il 1861 (unità d’Italia), il 1946 (nascita della Repubblica) e non si dissolverà in futuro?
Se i sardi continuano a ritenersi in primis “sardi”, non è forse anomalo festeggiare l’Unità nazionale in Sardegna?
Nella Brigata Sassari i nostri nonni hanno difeso l’Italia nel Carso! Perché non celebrare la loro impresa?
I soldati sardi della Prima guerra mondiale furono obbligati ad andare a combattere per un Paese nato solo qualche decennio prima, che non conoscevano così come non ne conoscevano la lingua che sarebbe poi stata imposta anche in Sardegna. Disertare la chiamata alle armi significava andare incontro alla pena di morte o prigione.
La stessa Brigata Sassari nacque spontaneamente poiché i sardi si riunirono tra loro, non legando con gli italiani. I sardi morti nella prima guerra mondiale furono 13.602. Questo significa “difendere” un Paese? E perché dovremmo celebrare, a maggior ragione di questi tempi, delle azioni di guerra? Davvero non troviamo azioni più valorose e meritevoli compiute da sardi?
Hanno sempre festeggiato a Roma. Ora a Cagliari non dovremmo essere contenti per una volta?
Come da tradizione, l’evento era previsto a Roma, ma è stato annullato per ragioni di sicurezza a causa della recente escalation dei conflitti in Medio Oriente, ed è stato deciso di spostare le celebrazioni a Cagliari. Lo Stato Italiano evidentemente ritiene che in Sardegna si possa correre il rischio di organizzare questa manifestazione. Siamo sicuri quindi che tale scelta sia un premio? Siamo sicuri che, come successo altre volte nella storia, non sia una strategia dell’Italia per scaricare sulla Sardegna un suo problema?
Il motto è “Difendiamo la Pace ogni giorno”, mostrando però le armi. Perchè dovremmo essere orgogliosi di ospitare una parata militare, simbolo di ostilità e di violenza per antonomasia?
Le Frecce Tricolori sono un orgoglio! Perché non godersele?
Le Frecce Tricolori sono una dei principali mezzi di propaganda nazionalista dello Stato Italiano e del Ministero della Difesa. Lo stesso nome ufficiale, “Pattuglia Acrobatica Nazionale”, fa capire come non ci sia una fattiva utilità per la sicurezza del Paese ma la sua funzione da anni è destinata interamente agli show come quello previsto a Cagliari.
Al netto delle implicazioni più o meno dirette di tale propaganda, ogni ora di volo di un singolo aereo ci costa dai 4.000 ai 7.000 euro. Bisogna essere realmente orgogliosi di ciò che non ha una reale utilità, ha un costo rilevante, è inquinante e non è esente da incidenti che possono costare caro anche ai civili?
È la Giornata delle Forze Armate. Non dovremmo essere felici dei nostri uomini in divisa in Sardegna?
In Sardegna l’area totale destinata ad uso militare e sottratta dallo Stato ai civili è pari a 373,72 km². Il 65% del demanio militare italiano è sull’Isola.
Sono aree interdette permanentemente o temporaneamente ai sardi, aree in cui avvengono esercitazioni con esplosivi e armi spesso sperimentali tali da inquinare per sempre il territorio. È stato dimostrato come questa occupazione non crei lavoro e anzi renda impossibile qualsiasi sviluppo economico del territorio.
L’ambiente è compromesso e, dal punto di vista etico, (soprattutto in questo periodo in cui si auspica la pace) le attività svolte non sono edificanti per la Sardegna. Se lo Stato volesse, potrebbe spendere lo stesso ingente quantitativo di denaro per il sistema sanitario, i trasporti, l’istruzione e l’economia in Sardegna. Per quale motivo dovremmo invece essere orgogliosi di tali attività militari?
PER APPROFONDIRE: Scopri di più sull’occupazione militare dello Stato italiano in Sardegna leggendo il nostro dossier.
C’è pure il Presidente della Repubblica! Volete dirci che non è un segno che la politica italiana ha a cuore la Sardegna?
La presenza di Sergio Mattarella, così come le altre figure apicali della Repubblica Italiana, non sono sinonimo di una vicinanza particolare alla Sardegna. Le celebrazioni non prevedono una specifica attenzione verso i temi sardi e, anzi, ci sarà una zona rossa che dividerà i presenti dalla cittadinanza.
Contemporaneamente, in queste settimane le notizie parlano di promesse non mantenute da parte dello Stato nei confronti della Regione Sardegna, di principi di Insularità disattesi e di necessità della politica sarda di non dipendere dalla politica di Roma. Se a dire ciò, per via della campagna elettorale, sono soprattutto i politici normalmente più vicini a queste figure, perché dovremmo percepire una vicinanza della politica romana ai cittadini sardi?
E allora cosa dovremmo festeggiare? Sentiamo…
Dovremmo sentirci giorno dopo giorno sempre più parte di un popolo, il Popolo Sardo.
Non bisogna credere alle sirene della propaganda dello Stato Italiano che utilizza determinati simboli e una storia costruita in modo selettivo escludendo quella della Sardegna al fine di rafforzare una presunta “unità nazionale italiana”. Bisogna imparare a riconoscere i nostri simboli e perciò celebrarli. Dobbiamo lavorare tutti insieme per far crescere la Coscienza Natzionale.
A quel punto le feste e le celebrazioni storiche saranno autentiche e e non qualcosa di imposto dall’alto. Sa Die de sa Sardigna il 28 di aprile ne è un esempio…
Far crescere la coscienza Natzionale della Sardegna è l’obiettivo principale di Assemblea Natzionale Sarda. Se vuoi aiutarci puoi sostenerci con una donazione CLICCANDO QUI.
Se vuoi far parte di ANS e vuoi diventare socio puoi iscriverti CLICCANDO QUI.
