Costruiamo Coscienza Natzionale insieme: domenica 14 assemblea pubblica di ANS a Ghilarza

Assemblea Natzionale Sarda è nata per diffondere la conoscenza della storia, della lingua e della cultura sarda, della Natzione Sarda e per contribuire a costruire un’idea di Sardegna libera e autodeterminata. Siamo quindi felici di condividere le nostre attività di informazione, divulgazione e sensibilizzazione sui diversi problemi sociali della Sardegna e in quest’ottica vogliamo condividere un pomeriggio di formazione insieme a voi.

Domenica 14 maggio presso la Torre Aragonese di Ghilarza dalle ore 16:30 parleremo insieme a Pietro Simon e all’architetto Andrea Faedda della figura di Antoni Simon Mossa: architetto, politico e intellettuale a tutto tondo nella Sardegna degli anni ’50 e ’60.

I posti a sedere sono limitati, per cui è necessaria la prenotazione, basta mandare una mail a info@assembleasarda.org

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Ti aspettiamo!

Il Simon Mossa politico

«Ottenere l’indipendenza significa acquisire i poteri dello Stato, quindi promuovere e attuare riforme, disporre dell’avvenire del popolo sardo. L’indipendenza significherebbe per i sardi essere collettivamente padroni del loro destino in un mondo di liberi e di uguali, sottraendosi definitivamente alla tutela di una potenza coloniale. Le obiezioni che la classe intellettuale isolana, perfetta ripetitrice delle ragioni italiane, è – in principio – una sola, apparentemente dogmatica: come farebbe la Sardegna a vivere da sola? Fra le mille risposte una sola è sufficiente per chiarire le nostre ragioni: forse che oggi la Sardegna non vive da sola?

E aggiungiamo: che cosa ci ha dato lo Stato Italiano di più di quello che abbiamo restituito, e con gli interessi? Ma ci domandiamo ancora: quale Paese del mondo riesce a vivere da solo? Forse che la Gran Bretagna o gli Stati Uniti non hanno bisogno dei mercati di tutto il mondo? Forse che l’Italia, il paese che temporaneamente ci amministra come un qualsiasi possedimento coloniale potrebbe vivere senza la solidarietà di altri paesi? E ci chiediamo infine: a che cosa serve l’indipendenza? Se il principio non valesse per noi a maggior ragione non vale per gli altri paesi»

Antoni Simon Mossa (Ollolai, 10 giugno 1967)

Il Simon Mossa architetto

«In Sardegna le risorse paesistiche sono notevoli tanto sulle coste come nell’entroterra. Sulla conservazione di tali risorse che hanno per il turismo un valore incalcolabile, l’amministrazione regionale non ha dimostrato, almeno sino ad oggi, alcuna particolare sensibilità. Riteniamo, al contrario, che proprio il paesaggio urbano che si è conservato in moltissime località, soprattutto in quelle a vocazione turistica, debba essere difeso con vincoli assai forti, come del resto hanno proposto in tutto o in parte gli stessi piani turistici regionali.

Se non si terrà nel dovuto conto la difesa ambientale si continuerà ad operare in modo negativo, in quanto verranno cancellate molte delle risorse che invece appaiono fondamentali, anche se complementari a quelle del paesaggio naturale. Ma la politica turistica regionale dovrà soprattutto articolarsi in un approfondimento dei problemi economici direttamente e indirettamente legati al turismo, all’organizzazione in parallelo dei trasporti e della ricettività, alla programmazione delle opere infrastrutturali secondo scale prioritarie chiaramente precisate e in rapporto al piano di sviluppo globale, al coordinamento generale di tutte le attività connesse col turismo»

Antoni Simon Mossa da “Realtà del Mezzogiorno” (novembre 1969)

Simon Mossa e la lingua sarda

«La lingua sarda è l’elemento cementante dell’unità del Popolo e della Nazione Sarda. Il sardo, lungi dall’essere un dialetto ridicolo, deve essere una lingua nella misura in cui sia parlato e scritto da un popolo libero e capace di riaffermare la propria identità. Se non potremmo salvare la nostra lingua, usi costumi e tradizioni e con essi la nostra civiltà, saremo inesorabilmente assorbiti e integrati nella cultura italiana e non esisteremo più come popolo sardo. Non avremmo più nulla da dare, più niente da ricevere.

Avete mai meditato su ciò che significa l’esclusione della nostra lingua madre dalle materie di insegnamento delle scuole pubbliche e il divieto di farne uso negli atti ufficiali? Ci regalano insegnanti di un italiano spesso approssimativo e zeppo di provincialismo e noi non abbiamo il diritto di esprimerci adeguatamente nella nostra lingua! Ci hanno privato del primordiale e più autenticamente “autonomista” strumento di comunicazione fra gli uomini»

Cumpartzi | Condividi