Sa Die mundiale de s’Ambiente

Oggi 5 giugno è la Giornata mondiale dell’Ambiente, l’appuntamento promosso dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) per sensibilizzare sui temi della tutela e della salvaguardia della Terra. La data fu scelta per ricordare la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente tenutasi a Stoccolma dal 5 al 16 giugno del 1972; in quell’occasione venne adottata la Dichiarazione di Stoccolma che definì i 26 principi sui diritti e le responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente. In questa giornata Assemblea Natzionale Sarda vuole divulgare alcuni dei problemi ambientali più importanti in Sardegna, allo scopo di informare e sensibilizzare su queste tematiche.

Cos’è un Sito di Interesse Nazionale

I Siti di Interesse Nazionale (SIN) sono aree del territorio nazionale italiano identificate come contaminate in relazione alla quantità e alla pericolosità degli agenti inquinanti presenti e all’impatto che possono avere sull’ambiente circostante, in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. I SIN sono individuati e perimetrati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che ne controlla anche la procedura di bonifica. Lo stato di contaminazione è associato all’utilizzo storico di queste aree, in particolare ad attività antropiche potenzialmente inquinanti che in essi sono state effettuate. L’art. 252 del decreto legislativo 152/06 afferma che i siti di interesse nazionale sono riconosciuti con decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare d’intesa con le Regioni interessate.

SIN in Sardegna

In Sardegna i SIN individuati sono: Sulcis-Iglesiente-Guspinese e Porto Torres. Nel 2018 venne istituito il SIN dell’ex arsenale de La Maddalena, successivamente declassato a Sito d’interesse Regionale, a seguito di una modifica sui criteri di individuazione dei SIN. In termini di estensione complessiva dei SIN, la Sardegna è la seconda regione in Italia (circa 56.800 ha), preceduta solo dal Piemonte (circa 90.000 ha). Per quanto riguarda l’estensione in mare delle SIN, con oltre 35 mila ettari occupati da siti di interesse nazionale, la Sardegna è al primo posto.

SIN Sulcis – Iglesiente – Guspinese

Il SIN Sulcis-Iglesiente-Guspinese nasce principalmente per le problematiche nate dalle varie aree minerarie dismesse, ma include anche tre dei principali siti industriali dell’isola (Macchiareddu, Sarroch e Portovesme). Ha un’estensione delle aree a mare di circa 32.415 ettari e di aree a terra di circa 19.750 ettari, di cui 9.100 ettari di aree minerarie. Comprende le province del Sud Sardegna e della Città Metropolitana di Cagliari.

E’ la zona della Sardegna che presenta un maggior grado di compromissione, in senso areale, del territorio per via della secolare vocazione dell’area all’attività mineraria, legata alla presenza di importanti risorse minerarie. In queste aree è diffusa la contaminazione di suoli e acque sotterranee da metalli pesanti, con valori di concentrazione superiori ai già elevati valori di fondo naturale. Il problema principale è costituito degli ingenti volumi di residui della lavorazione del minerale, naturalmente ricchi in metalli pesanti, sui quali per decenni, spesso per centinaia di anni, l’azione degli agenti atmosferici ha causato la dispersione nell’ambiente di tali sostanze.

Per quanto riguarda le aree industriali dedicate alla metallurgia del Piombo, dello Zinco e dell’Alluminio, in particolare l’area di Portovesme, sono caratterizzate dalla presenza prevalente di contaminanti metallici sino a concentrazioni dell’ordine delle unità percentuali nei riporti utilizzati per la realizzazione dei piazzali industriali, con la conseguente contaminazione dei suoli e delle acque sotterranee.

E’ altresì presente una contaminazione da IPA, fluoruri, idrocarburi e, in aree localizzate di impianto, in minor misura, da composti organici clorurati. I top soil esterni a queste aree industriali risultano contaminati quasi esclusivamente da metalli pesanti, secondo un modello concettuale che vede la ricaduta atmosferica e la dispersione eolica da abbancamenti di materie prime e rifiuti industriali come la principale fonte di contaminazione. L’area di Sarroch è dedicata prevalentemente al petrolifero (Saras ora Sarlux) e al petrolchimico, con prevalenza di contaminazione dovuta a idrocarburi, BTEX, IPA e composti organoclorurati.

L’agglomerato di Macchiareddu è dominato dallo stabilimento petrolchimico della Enirewind e da quello di Fluorsid oltre che da numerose attività di servizio alla produzione. I contaminanti principali di conseguenza sono quelli legati ai cicli produttivi del cloro soda e del dicloroetano, ovvero Idrocarburi, BTXES, IPA, alifatici clorurati e alogenati.

SIN Porto Torres

Il SIN ricade nel territorio dei Comuni di Porto Torres e Sassari. L’area perimetrata del S.I.N., di superficie complessiva pari a oltre 4.600 ettari, è suddivisa in circa 1.870 ettari di aree a terra e circa 2.740 ettari di aree a mare e include aree pubbliche e aree private (nel SIN operano oltre 140 soggetti privati).

Le aree a terra del SIN comprendono:

  • l’area vasta dell’ex Stabilimento Petrolchimico, estesa su circa 1.100 ettari
  • l’area della Centrale Termoelettrica di Fiume Santo, estesa su circa 140 ettari
  • altre aree a destinazione industriale, estese su circa 500 ettari, dove ricadono impianti attivi e dismessi di varia natura (industrie chimiche, meccaniche, stabilimenti di laterizi), tra cui le aree del Consorzio Provinciale Industriale di Sassari: aree libere consortili, discarica consortile, depuratore consortile, per un totale di circa 250 ettari.

L’area agricola posta ad ovest di Porto Torres è stata destinata ad un uso industriale a partire dagli anni ’60, con l’insediamento di impianti per la chimica di base a partire dal greggio.

A partire dal 1964 la SIR (Sarda Industrie Resine, facente capo al gruppo Società Italiana Resine) avvia l’impianto di fenolo-acetone e quelli di cumene e stirolo e, a seguire, il primo steam-cracking per la produzione autonoma di etilene.

Nel 1967 è avviata la raffineria Sardoil.

Sul finire degli anni sessanta vengono realizzati ulteriori impianti, con l’introduzione di nuove produzioni di materie plastiche, dal PVC al polistirolo, al polietilene.

All’inizio degli anni ’80 il polo petrolchimico passa sotto il controllo dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), che avvia la dismissione di numerosi impianti, alcuni dei quali poi demoliti (nel 1981 chiude la raffineria Sardoil), e la vendita di rami d’azienda ad altre Società o a controllate del gruppo (Versalis, già Polimeri Europa, e Syndial).

Parallelamente al declino dell’industria chimica, si sviluppa il polo elettrico della centrale termoelettrica di Fiume Santo (prima Enel, poi Endesa, E.On. e infine Fiume Santo S.p.A.).

L’alterazione dello stato qualitativo delle matrici ambientali – suolo/sottosuolo, acque di falda e superficiali – nel SIN è attribuibile principalmente alla presenza dell’ex Stabilimento Petrolchimico e dell’area Minciaredda, dove in passato sono stati conferiti residui delle attività produttive svolte all’interno dello Stabilimento Petrolchimico. La contaminazione nelle acque di falda del sito è di tipo diffuso, con presenza di Metalli, BTEXs (Composti Aromatici), Solventi clorurati, IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), Idrocarburi e Clorobenzeni nonché presenza di notevoli spessori di prodotto surnatante (LNAPL) e, talvolta, presenza di sottonatante (DNAPL).

La contaminazione nel suolo/sottosuolo è dovuta principalmente alla presenza di Metalli, BTEXs, Idrocarburi leggeri e pesanti, IPA, Alifatici clorurati cancerogeni e Alifatici alogenati cancerogeni e Clorobenzeni.

Dove approfondire la perimetrazione geografica e lo stato di avanzamento delle bonifiche?

Nel sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica si può approfondire sui SIN e sullo stato delle bonifiche, con report di aggiornamenti annuali. Clicca QUI per visitare il sito.

E’ tutto così negativo? Possiamo fare qualcosa per contribuire al miglioramento della salute della Sardegna?

L’immagine descritta potrebbe portare a pensare ad una situazione apocalittica e irrisolvibile. La narrazione dominante nei media e nella politica descrive la Sardegna a volte come una terra incontaminata, altre come una terra vittima di un inquinamento indiscriminato.

Quindi ci chiediamo: dove sta la verità? Molto probabilmente, come al solito, sta nel mezzo, perché la salute di molte aree dell’isola e dei suoi abitanti è compromessa da anni di malagestione, cattive politiche e scarso senso civico, ma sono diversi gli esempi virtuosi che tentano di invertire questo processo.

Cosa si potrebbe fare per migliorare lo stato di salute della nostra terra? Domanda che può avere molte risposte.

Sicuramente la più importante è bonificare le aree, che richiede molti investimenti e una forte volontà da parte di soggetti pubblici.

Dopodichè aprire dibattiti nella popolazione sarda per arrivare a decidere come riconvertire e valorizzare aree dismesse (ad esempio produzione di energia rinnovabile, valorizzazione in ambito turistico, ecc.).

Una parte della risposta può però essere data dagli esempi virtuosi di contrasto al cambiamento climatico e agli sprechi, che mostrano come tante iniziative “dal basso” possono contribuire a cambiare l’approccio e la sensibilità nei confronti del rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Villanovaforru e Ussaramanna nel 2022 (dopo due anni di progettazione intensa) sono diventate ufficialmente comunità energetiche, attraverso la condivisione dell’energia prodotta da due impianti fotovoltaici collocati nei Comuni.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) nascono dall’associazione di vari soggetti, sia pubblici che privati, che mirano a produrre in maniera autosufficiente e rinnovabile l’energia per il territorio locale. Questo esempio, unico in Sardegna, può tracciare la strada per una produzione di energia veramente al servizio delle comunità.

Il rispetto dell’ambiente passa anche per il riciclo dei rifiuti. Da anni la Sardegna è una delle regioni che ricicla più rifiuti in Italia. Al 2020, circa il 75% dei rifiuti urbani viene sottoposto a raccolta differenziata.

Il Birrificio Rubiu di Sant’Antioco produce “Pane liquido”, una birra prodotta dal civraxiu invenduto del Panificio Calabrò. Un bellissimo esempio di recupero del cibo, del quale viene utilizzato a pieno il valore nutrizionale e riacquisisce valore economico aggiunto.

In seguito al disastroso incendio che nel 2021 ha distrutto il Montiferru, è nata l’Associazione Montiferru. Essa, con la collaborazione del Gruppo Abbi e del Gruppo Smeraldina, ha dato vita a un progetto di riforestazione del monte. Il 12 maggio 2023 è iniziata la messa di 400 piante nella zona di Santa Barbara a Scano di Montiferro. E questa è soltanto la prima fase del progetto “Acqua contro il fuoco”, che ha l’ambizioso obiettivo di ripristinare l’ecosistema delle aree distrutte dall’incendio.

La fondazione MEDSEA, composta da ricercatori e tecnici del settore, è impegnata nella tutela e nella gestione sostenibile del mare e delle coste mediterranee, con particolare interesse a quelle sarde. Ha avviato una serie di progetti a medio-lungo termine, tra i quali:

  • REST COAST che, attraverso la collaborazione con enti scientifici di tutta l’Europa, si prefigge di “dimostrare nuove pratiche/tecniche di ripristino costiero” tramite azioni sistematiche;
  • MED BLUEfasma, cui la Fondazione partecipa in qualità di external expert, che ha come scopo lo sviluppo di pratiche di economia circolare per la pesca e l’acquacoltura.

Questi esempi sono la prova di come la mobilitazione dal basso delle comunità che popolano un luogo può realmente influire e modificare il futuro, tracciando un percorso di autodeterminazione in cui i sardi possono decidere come vivere la propria terra.

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