Sa Die rappresenta un momento di unione di popolo, di festa e di raccolta ma anche un momento in cui riflettere sulla storia del 28 aprile e su tutti gli eventi e le conseguenze ad esso collegati. Abbiamo pensato quindi quanto fosse importante leggere la storia anche con occhi diversi rispetto a quelli a cui ci hanno abituato da sempre ed è per questo che la Passeggiata S’imbàlliu de is Savoia in is nòminis de is arrugas (L’ingombro dei Savoi nei nomi delle vie), a cura di Federica Marrocu, è stata un’ottima occasione per rivalutare e scoprire quali processi di colonialismo si celino dietro la scelta dei nomi delle vie e delle piazze.
Durante il tour è emerso come la gran parte dei nomi delle vie e delle piazze siano dedicati a esponenti sabaudi nonostante Cagliari sia stata al centro di rivolte e moti popolari contro i piemontesi, prima e dopo Sa Die de sa Sardigna. Si può dire che l’odonomastica abbia avuto un ruolo nel processo di italianizzazione della Sardegna in quanto, dopo l’unificazione del territorio, alle città del nuovo regno vennero dispensati ex decreto nomi di eroi e battaglie risorgimentali per creare una comune cartografia di appartenenza.
Ha pertanto un peso politico molto importante: gli indirizzi non sono solo strumenti amministrativi, ma rappresentano la nostra eredità storica e culturale. E soprattutto raccontano di come il potere si sia evoluto nel corso del tempo, quindi, quali parti della storia guidano il presente. Sembra un argomento neutro, quindi all’inizio desta curiosità. Ma diventare consapevoli di come la memoria della sarda rivoluzione, ad esempio, sia così poco presente o relegata a vie non centrali, fa sicuramente riflettere.
Al termine del tour, Federica ha voluto leggere a voce alta i nomi dei martiri di Palabanda: un gesto che potesse restituire alle nostre orecchie dei nomi (e assieme a loro) dei fatti con cui stiamo perdendo il contatto. Questa era la seconda edizione e quest’anno, per la prima volta, il tour è stato fatto in lingua sarda. Questo evidenzia, ancora una volta, quanto ANS ritenga importante che il sardo venga usato in ogni contesto e le visite guidate sono un’occasione importante per “normalizzare” l’uso del sardo.
Un altro momento di riappropriazione culturale e riflessivo è arrivato con la passeggiata sulle tracce di “Sa dì de s’aciapa”, a cura di Roberta Olianas. Proprio il 28 aprile 1794, giornata popolarmente definita come “Dì de s’aciapa“, è una data diventata il simbolo del più ampio triennio rivoluzionario sardo. Ma cosa successe in questa data così importante? Quali fatti determinarono la cacciata dei piemontesi? La passeggiata si è snodata tra i vicoli dell’antico quartiere Castello, sede del potere e principale teatro della rivolta, per ripercorrere e narrare vicende storiche, luoghi, aneddoti e personaggi della ribellione sarda contro l’oppressione sabauda. Il gruppo ha partecipato con curiosità e interesse per dei fatti ancora sconosciuti ai più, nonostante siano una parte molto importante della storia sarda.
A fine itinerario si è colto molto entusiasmo per il racconto, come ogni volta in cui ci si riappropria di qualcosa che, in fondo, ci appartiene anche quando non ne siamo consapevoli.
Non solo passeggiate, ma anche presentazioni di libri e conseguenti dibattiti proficui grazie alla collaborazione con Condaghes, la casa editrice sarda che concentra la sua attività editoriale sulla valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale sardo.
Nel programma di Isetende Sa Die, è stato presentato il volume “Istoria de Sardigna illustrata” e proiezione del corto di animazione “28 de abrile de su 1794” dell’illustratore Bruno Olivieri. La presentazione del libro ha acceso vecchie e nuove problematiche riguardo alla presenza della storia e della cultura sarda nell’ambito scolastico, problema che ancora non vede un’immediata soluzione ma che, grazie anche all’attività di sensibilizzazione di ANS, vede sempre acceso il dibattito e la ricerca di soluzioni da attuare.
Grazie alla collaborazione con Condaghes e NOR Films, è stato presentato e proiettato il cortometraggio Cast in Bronze del regista Giua Marassi, ambientato in Sardegna durante l’età del Bronzo in piena civiltà nuragica, con i suoi monumenti e i suoi riti. La visione di questo corto è stata di fondamentale importanza per ricordarci della nostra storia e approfittare della visione poiché attualmente è disponibile solo a pagamento su Amazon Prime.
Altra opportunità di conoscere la nostra storia è giunta grazie alla presentazione dei saggi e proiezione dello spot su “Domus de Janas, la strada verso l’Unesco” la prof.ssa Giuseppa Tanda, sempre con la collaborazione di Condaghes e NOR Films. Le 220 domus de janas in Sardegna rappresentano figurazioni che per la qualità e la pregevolezza artistica costituiscono un patrimonio pressoché unico al mondo, e conoscerne l’importanza e la storia significa appropriarsi in maniera adeguata del nostro patrimonio storico, così da poterne riconoscerne l’adeguata importanza e battersi affinché la stessa venga riconosciuta e valorizzata al meglio.
Tutti gli eventi culturali inseriti all’interno del programma dei festeggiamenti de Sa Die rappresentano un insieme di piccoli e grandi tasselli utili a creare la rete di collaborazioni all’interno del circuito culturale sardo così da poter accrescere la coscienza natzionale, a far sì che ci si riappropri di ciò che ci rappresenta, o ci dovrebbe rappresentare, e di ciò che vorremmo decidere di essere in futuro, o di ciò che non vorremmo essere affatto, lavorarando insieme unidos.












